Lezione-concerto
Improvvisa – azione: jazz, tempo e improvvisazione
Un dialogo filosofico e musicale

In rapporto al tema dell’identità nel tempo, è interessante rilevare come nella vita quotidiana la nostra condotta sia volta a consolidare l’identità creando relazioni stabili entro cerchie sociali, cerchie che ci prestano un riconoscimento. Nel caso del jazzista si assiste ad una condotta asimmetrica: chi improvvisa cerca di rimandare il compimento della propria identità.  La trasformazione delle convenzioni esistenti, è un aspetto costitutivo dei mondi dell’arte.

Nel jazz però, essendo una forma d’arte basata sulla pratica dell’improvvisazione, ciò si estremizza. L’improvvisazione, nel jazz, ha a che fare con la dimensione inventiva, o comunque con il far nascere qualcosa di nuovo: esige l’originalità, la differenziazione di quello che emerge nel corso della performance da quanto suonato in precedenza, chiamiamolo il potere di sorprendere. Chi improvvisa deve distinguersi sia dagli altri musicisti sia anche dai suoi sé precedente. Impresa non solo difficile, ma che espone alla minaccia dell’irriconoscibilità. Nelle parole dello scrittore Ralph Ellison: "Esiste (…) una contraddizione crudele implicita nella stessa forma artistica: il jazzista deve perdere la sua identità anche mentre la trova».

Il jazzista che improvvisa si trova esposto a due rischi. Da una parte quello di fallire nel trovare l’originalità, ossia il rischio della stagnazione, l’essere condannato a restare identico a se stesso. Il secondo rischio è che nel caso in cui l’improvvisazione risulta innovativa e spiazzante, si perde il riconoscimento di un uditorio che non si ritrova nei suoni che ascolta. Che è poi - nella sua forma estrema -, il rischio dell’isolamento (della follia). Come convivere con questi due rischi mutuamente esclusivi?

MASSIMO DONÀ
È professore ordinario di Filosofia Teoretica presso l’ Università Vita – Salute San Raffaele di Milano. La sua ricerca, sovente condotta in collaborazione con Cacciari, si è concentrata prevalentemente su questioni di carattere estetico. In qualità di musicista, invece, ha sviluppato un linguaggio nel quale entrano in gioco elementi tratti dalla musica rock e da esperienze etniche mutuate da varie collaborazioni con musicisti internazionali. Fa parte del Massimo Donà Quintet, con il quale si esibisce in Italia e all’ estero. Tra le sue opere filosofiche principali si ricordano: Arte, tragedia, tecnica (2000); Filosofia del vino (2003); Filosofia della musica (2006) e Arte e filosofia (2007).

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Lezione magistrale
"me phynai", meglio non essere nati

Umberto Curi nel suo ultimo saggio sostiene il principio della duplicità insito nell' individuo, una originaria compresenza di bene e male che dirige ogni percorso vitale, con o senza la presenza di Dio. E da tale coincidentia oppositorum la condizione umana si rivela precaria, intrigante, carica di mistero e inevitabilmente priva di una pur ridotta felicità. Solo se soffri, sai e così trovi l'antidoto. Ma anche il pharmakon, il rimedio è ingannevole, una dolce illusione. Il mistero, entro cui l'essere umano é intrappolato, non permette soluzione. Come si fa a sciogliere quei nodi così intrigati che trattengono le fila della vita? Forse con uno sguardo più profondo ai testi classici e a quelli biblici, che non differiscono moltissimo quando asseriscono che la sofferenza pervade la vita dell'uomo.

UMBERTO CURI
È professore ordinario di Storia della Filosofia presso l'Università di Padova. Ha diretto per oltre vent'anni la fondazione culturale "Istituto Gramsci Veneto" ed è stato per un decennio membro del consiglio direttivo della biennale di Venezia. Nella sua attività di ricerca si possono individuare tre ambiti prevalenti di indagine: la riflessione sul nesso politica - guerra e l'analisi della nozione teoretica di polemos in una linea di congiunzione che collega tra loro Eraclito ed Heidegger; la valorizzazione della narrazione, intesa sia come mythos sia come opera cinematografica ed infine la meditazione su alcuni temi fondamentali dell' interrogazione filosofica, quali l'amore, la morte, il dolore ed il destino.
Le sue opere principali sono: Polemos. Filosofia come guerra (2000); Lo schermo del pensiero. Cinema e filosofia (2000); Meglio non essere mai nati. La condizione umana tra Eschilo e Nietzsche (2008).

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Lezione Magistrale
Il tempo è in fuga?
Contemporaneo e non-contemporaneo si intrecciano costantemente e il nodo di quest'intreccio è il concetto di tempo: se nessuno me lo chiede so di cosa si tratta, ma se qualcuno mi interroga non so più spiegarmi, scrive Agostino nelle Confessioni. Che cos'è il tempo senza la memoria? È ciclico o lineare? Tutto ciò che è diritto mente. Ogni verità è curva, il tempo stesso è un circolo, dirà Nietzsche.

"C'è anche chi fantastica che il suo corpo possa in un futuro non lontano venir clonato e quindi divenire immortale, nel senso di continuamente rigenerato. È un'ipotesi un po' improbabile, ma non totalmente irrealistica. Si tratterebbe comunque dell'immortalità del corpo. La coscienza di un individuo, il suo patrimonio di ricordi e di conoscenze, non è clonabile. Come dire che è clonabile, forse, Edoardo Boncinelli, ma non sono clonabile io. E quindi che gusto c'è? Meglio viversi l'oggi il più gradevolmente possibile. E sapere che cosa esattamente vogliamo dalla vita e dal suo scorrere, lasciando alle montagne e alle particelle subatomiche la fatica di non invecchiare"

ARMANDO MASSARENTI
Responsabile del supplemento culturale domenicale del quotidiano "Il sole 24 Ore", docente di comunicazione della scienza presso vari Atenei, vincitore del Premio Castiglioncello 2006 per la divulgazione filosofica; autore de Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima, Guanda, 2006. Il libro ha ricevuto numerosi premi letterari ed è anche diventato un esperimento didattico promosso dalla Società Italiana di Filosofia per incentivare gli studenti allo studio della filosofia e all' argomentazione autonoma. Oltre al già citato Il lancio del nano, tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Manifesto di bioetica laica (1997) e Staminalia. Le cellule etiche e i nemici della ricerca (2008)

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