L'Uomo e il suo rapporto con la Natura, ma anche l'uomo alle prese col senso stesso della sua vita nel mondo che lo ospita, con il suo agire, inteso come movimento responsabile.
La Natura di cui egli stesso è parte ma che tenta di asservire a sè fin dalla sua comparsa sulla terra.

La Natura in una nuova riflessione, non più solo come oggetto, ma come luogo in cui abitare, secondo cicli vitali, la Natura soggetto anche di diritti. Perché infatti concepire un crimine nei confronti di un altro essere umano e non considerare anche quelli commessi nei confronti della natura?

Ormai sappiamo che le risorse di cui disponiamo da millenni non sono inesauribili, e che la popolazione sul globo aumenta inersorabilmente. La sperequazione economica tra le aree geografiche del pianeta passa anche per uno scellerato ed iniquo sfruttamento della natura in uno scenario che vede il 20% della popolazione mondiale utilizzare l'80% delle risorse naturali.
L'etica nei confronti della Natura è essa stessa etica tra gli esseri umani.

L'indagine tra i complessi e delicati meccanismi che regolano questo rapporto fin dalla civiltà greca è l'oggetto della VI edizione di FilosofARTI. 

Cristina Boracchi, ideatrice del Festival di Filosofia, ci introduce al tema di questa edizione

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Umberto Galimberti
Al centro del discorso filosofico di Galimberti c'è la tecnica, che secondo il filosofo è il tratto comune e caratteristico dell'occidente. La tecnica è il luogo della razionalità assoluta, in cui non c'è spazio per le passioni o le pulsioni, è quindi il luogo specifico in cui la funzionalità e l'organizzazione guidano l'azione. noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a nostra disposizione, mentre la tecnica è diventata l'ambiente che ci circonda e ci costituisce secondo quelle regole di razionalità (burocrazia, efficienza, organizzazione) che non esitano a subordinare le esigenze proprie dell'uomo alle esigenze specifiche dell'apparato tecnico.

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Carlo Sini
Forse l'unico "scandalo" della condizione umana è che questo mondo risulti conoscibile da quel piccolo abitatore che è l'uomo. Là dove non arriva il senso comune, che ci lascia appagare dalle apparenze, comincia l'impresa scientifica che pretende di svelare le strutture soggiacenti al mondo dei fenomeni. Dove la speculazione della scienza ci lascia insofddisfatti, interviene la tecnica con le sue enormi capacità di manipolazione. Carlo Sini valuta questi tre momenti (senso comune, scienza e tecnica) che costituiscono l'avventura che chiamiamo conoscenza

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Salvatore Natoli
Partendo da una riflessione sulla modernità, Salvatore Natoli analizza le varie forme del fare (il lavoro, il consumo, il progresso, il rischio) e il loro rapporto con quello che dovrebbe essere il vero obiettivo di ogni essere umano: un buon uso del mondo. Partendo dalla distinzione aristotelica tra "agire" (dare un senso alle proprie azioni) e "fare" (eseguire un compito), l'autore si chiede quanto, nella nostra frenetica attività quotidiana, siamo "agenti", soggetti capaci di realizzarsi in ciò che fanno, e quanto invece siano "agiti", elementi impersonali di una serie causale e anonima di cui non si vede né l'inizio né la fine.

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