Cultura / FilosofArti 2010 - Massimo Donà



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Data registrazione: 05/08/2010
Luogo: Gallarate - il Melo Onlus

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Lezione-concerto
MASSIMO DONÀ - MATTEO SPARTI
Improvvisa - azione: jazz, tempo e improvvisazione
Un dialogo filosofico e musicale


In rapporto al tema dell'identità nel tempo, è interessante rilevare come nella vita quotidiana la nostra condotta sia volta a consolidare l'identità creando relazioni stabili entro cerchie sociali, cerchie che ci prestano un riconoscimento. Nel caso del jazzista si assiste ad una condotta asimmetrica: chi improvvisa cerca di rimandare il compimento della propria identità.

La trasformazione delle convenzioni esistenti, è un aspetto costitutivo dei mondi dell'arte. Nel jazz però, essendo una forma d'arte basata sulla pratica dell'improvvisazione, ciò si estremizza.

L'improvvisazione, nel jazz, ha a che fare con la dimensione inventiva, o comunque con il far nascere qualcosa di nuovo: esige l'originalità, la differenziazione di quello che emerge nel corso della performance da quanto suonato in precedenza, chiamiamolo il potere di sorprendere. Chi improvvisa deve distinguersi sia dagli altri musicisti sia anche dai suoi sé precedente. Impresa non solo difficile, ma che espone alla minaccia dell'irriconoscibilità. Nelle parole dello scrittore Ralph Ellison: "Esiste (...) una contraddizione crudele implicita nella stessa forma artistica: il jazzista deve perdere la sua identità anche mentre la trova".

Il jazzista che improvvisa si trova esposto a due rischi. Da una parte quello di fallire nel trovare l'originalità, ossia il rischio della stagnazione, l'essere condannato a restare identico a se stesso. Il secondo rischio è che nel caso in cui l'improvvisazione risulta innovativa e spiazzante, si perde il riconoscimento di un uditorio che non si ritrova nei suoni che ascolta. Che è poi - nella sua forma estrema -, il rischio dell'isolamento (della follia). Come convivere con questi due rischi mutuamente esclusivi?

MASSIMO DONÀ
È professore ordinario di Filosofia Teoretica presso l’ Università Vita - Salute San Raffaele di Milano. La sua ricerca, sovente condotta in collaborazione con Cacciari, si è concentrata prevalentemente su questioni di carattere estetico. In qualità di musicista, invece, ha sviluppato un linguaggio nel quale entrano in gioco elementi tratti dalla musica rock e da esperienze etniche mutuate da varie collaborazioni con musicisti internazionali. Fa parte del Massimo Donà Quintet, con il quale si esibisce in Italia e all’estero.

Tra le sue opere filosofiche principali si ricordano: Arte, tragedia, tecnica (2000); Filosofia del vino (2003); Filosofia della musica (2006) e Arte e filosofia (2007).