Teatro / A come amianto



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Data registrazione: 19/05/2009
Luogo: Bresso

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A come…  amianto
è la storia d’amore tra Nico e Maria. Il primo mira a diventare un giornalista d’inchiesta, pertanto gira l’Italia con una telecamera alla ricerca di materiale sull’amianto; Maria, invece, vuole diventare cantante, frequenta il conservatorio, e per far fronte alle spese fa pianobar.

Nico ama Maria ma è molto preso dal lavoro che lo porta, trascurando la fidanzata, nelle città italiane dove l’amianto ha seminato la morte, i dati parlano di 3.700 deceduti in quindici anni, e sono previsti 30.000 morti entro il 2030.

E così ritroviamo Nico in luoghi come Casale Monferrato (AL), dove c’è stata la ETERNIT, in cui si fabbricava per l’appunto l’eternit, dal latino aeternitas, eternità, un miscuglio di cemento e amianto, che costa poco, è lavorabile con molta facilità, è altamente isolante dal freddo e dal fuoco ed è stato usato per le coperture delle case e dei capannoni, per fabbricare tubature idriche ecc.; Monfalcone (GO), dove si fabbricano navi coibendate  con l’amianto;  Balangero (TO), dove c’è la più grande cava di amianto di tutta Europa;  Biancavilla (CT), una cittadina di 23mila abitanti, circondata da rocce ricche di amianto e Sesto San Giovanni (MI), dove grandi fabbriche quali la Breda, la Falk, la Magneti Marelli, hanno utilizzato l’amianto dagli inizi del Novecento.

Ed è proprio a Sesto San Giovanni che Nico vive con il padre Giambattista, operaio alla Breda fucine, reparto saldatura, dove si è avuto a che fare con l’amianto fino al 1992, anno in cui lo Stato italiano, con un apposita legge, ne ha vietato l’utilizzazione e l’estrazione. Le Istituzioni italiane, con il caso amianto, fanno parlare del “paese della vergogna” perché, mettendo al bando l’amianto solo nel 1992, hanno fatto finta di non sapere, ciò di cui tutti erano a conoscenza sin dal 1898, che l’amianto fosse altamente cancerogeno.

È tale l’amore che Rosa ha per lui che, nel tentativo di avvicinarlo di più, comincia a girare anche lei alla ricerca di materiale sull’amianto. E così la ritroviamo a Milano, a casa di Mantovani, il siparista del Teatro alla Scala di Milano che ha un cancro ai polmoni provocatogli proprio dal sipario taglia fuoco, costruito in amianto, che divideva la platea dal palcoscenico.

Grazie all’aiuto che Maria dà a Nico il rapporto si arricchisce e diventa più solido, e quando poi il padre di Nico scoprirà di avere un cancro per aver inalato fibre di amianto in Breda, il loro amore diventa forte come una roccia.

Ma saranno proprio queste ricerche a portare alla coppia molto dolore…

Ulderico Pesce
Definito dalla critica italiana: “esponente di spicco della nuova generazione dei narratori teatrali italiani”, è nato in Lucania ed ha quaranta anni. Allievo dell’Accademia di Teatro di Mosca diretta da Anatoli Vassilev, ha lavorato come attore con Luca Ronconi, Carmelo Bene, Giorgio Albertazzi, Giancarlo Sbragia, Gabriele Lavia e altri. Ha partecipato a vari progetti internazionali (Mosca-Roma: Ciascuno a suo modo di Pirandello per la regia di Vassilev, con il Teatro di Roma, l’Accademia teatrale di Mosca e l’Università “La Sapienza di Roma”; Berlino: Capitan Ulisse di Savinio per la regia di Erik Baranowski, con le Università di Berlino e di Parma). Ha messo in scena Diario Ottuso di Amelia Rosselli, (parte del lavoro è andato in onda a Blob Fuori orario, Rai 3), Novecento di Alessandro Baricco e Levi Carlo Graziadio, scritto con Giovanni Russo. Successivamente ha scritto e diretto Contadini del Sud, tratto dall’opera di Rocco Scotellaro e Amelia Rosselli, con il quale ha partecipato a festivals in Australia, Argentina, Brasile, Uruguay, Cile, Colombia, Venezuela, Francia e Svizzera. Questo spettacolo, andato in onda su Rai Sat album, è stato definito da Franco Cordelli, sul Corriere della Sera: “Lo spettacolo più sorprendente della stagione teatrale”. Nel 2003 Pesce ha scritto e diretto L’innaffiatore del cervello dell’anarchico Passannante, con il quale ha partecipato al Festival Internazionale di Teatro di Santarcangelo di Romagna e a festivals in Cile, Argentina e Perù. Ha messo in scena inoltre Storie di Scorie, il pericolo nucleare italiano.

Un teatro, il suo, che piace. Piace perché è uno sguardo utile e onesto su questo paese, sulle sue menzogne, sulle troppe vergogne archiviate in fretta. Piace perché racconta, affabula, ricorda, stupisce e insegna.

Ha firmato le seguenti regie teatrali:
- La libellula di Amelia Rosselli;
- L’apparizione di Elsie di Aldo Rosselli;
- Diario Ottuso di Amelia Rosselli;
- Il Castello di Carta di Ulderico Pesce;
- Il contrabbasso di P. Suskind;
- La macchina della felicità di A. Di Stefano;
- Novecento di Alessandro Baricco.
- Contadini del Sud da Rocco Scotellaro e Amelia Rosselli
- Viaggio nel tempo della Rivoluzione Partenopea di Ulderico Pesce
- Levi Carlo Graziadio 15 luglio 1935 di Giovanni Russo e Ulderico Pesce
- Hagar: Federico II tra Oriente e Occidente di Ulderico Pesce
- L’innaffiatore del cervello di Passannante di Ulderico Pesce
-Storie di scorie: il pericolo nucleare italiano di Ulderico Pesce
- FIATo sul collo: la lotta degli operai Fiat di Melfi di Ulderico Pesce con cui ha vinto il Premio Riccione Teatro 2005 sez. Marisa Fabbri

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Ulderico Pesce